EP #2: SUBITO PRIMA E SUBITO DOPO UNA PARTENZA

EP #2: SUBITO PRIMA E SUBITO DOPO UNA PARTENZA

Ecco a voi il secondo episodio della rubrica “Tutta colpa dell’Erasmus”, un’esperienza (ripetuta più volte) che ha segnato la mia vita, e quella di molti altri. Se ti sei perso il primo episodio, quello in cui introduco proprio la cosiddetta Generazione Erasmus, lo trovi qui.

SUBITO PRIMA DI UNA PARTENZA

Anni di lamenti, di tentativi di sensibilizzazione della razza umana, di animati summit per sto benedettissimo riscaldamento globale…e cosa riesce a rovinare i miei ferventi piani, a rompermi le già più volte riassemblate scatole? L’INVERNO RECORD. Quello che si è fatto attendere per più di 20 anni. Quello che, a mio avviso, se si faceva i ca**i suoi era meglio.

Padri che mi compravano thermos da riempire di tè caldo, non sia mai durante il tragitto potessi morire assiderata, madri che pregavano di nascosto che il programma Erasmus venisse annullato all’improvviso e la loro figlia non sarebbe stata costretta a partire.

Il PANICO TOTALE.

A poche settimane dalla mia partenza, grazie a nevicate storiche e paranoie familiari, non avevo ancora il mio biglietto aereo per Varsavia.

L’allerta meteo non accennava a scomparire, quindi tanto valeva passare il tempo con un po’ di sano shopping. Nata e cresciuta in Sud Italia, con breve esperienza di vita in Pianura Padana, la sottoscritta non aveva mai avuto bisogno di un paio di doposci. Le possibilità di trovarne un paio in una piccola città del Gargano erano poche, ma questo passava il convento.

Tentativo n° 1 – Negozio di scarpe:

No, se devi andare in Polonia non posso proprio aiutarti. Quanti anni hai?

20

E dopo 20 anni ancora non lo capisci che qui non nevica?

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Tentativo n° 2- Negozio di articoli sportivi n°1:

Doposci? Ne avevo pochi, li ho finiti. Ma tanto fra un po’ di giorni quel poco di neve che è caduta, si scioglie, non preoccuparti!

Veramente devo andare in Polonia

Ah, beh allora se posso consigliarti alcune marche, se vai a vedere da qualche altra parte…

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Tentativo n°3 – Negozio di articoli sportivi n°2:

Doposci per te non ne ho, sei arrivata tardi

-faccia sconsolata –

Eeeeee che devi andare in Siberia??

In Polonia, veramente devo andare in Polonia!

Ah. Comunque quanto tempo devi stare? No perché la Wind fa delle offerte…

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Qualche giorno dopo, riesco a mettermi finalmente su un autobus per Roma, accompagnata dal mio biglietto aereo, dai doposci e si, anche dal thermos pieno di tè caldo, il cui contenuto, ormai freddo, verrà rovesciato inavvertitamente sulla scrivania dell’amico che mi ha ospitata per permettermi di incontrare un giorno prima di partire, la mia coinquilina polacca che era a Roma e doveva consegnarmi le chiavi dell’appartamento, che al mercato mio padre comprò.

Arriva il momento di andare in aeroporto: scale mobili bloccate, due trolley. Di fronte a me una ragazza asiatica nelle mie stesse condizioni mi guarda con aria afflitta. Parla inglese, meno male.  Ci dividiamo per cercare un ascensore, lei più veloce, mi fa un cenno e la raggiungo. Le dico qualcosa di simpatico, non capisce, esce. 

Ecco le indicazioni per raggiungere il gate. Finestrone gigante,un  aereo sotto il mio naso. Cavolo. Fila all’imbarco, nostalgia, corsa per scegliere un buon posto.

Due hostess sorridenti ad accogliermi pronunciando qualcosa di incomprensibile, come del resto stanno facendo i restanti 120 passeggeri.  Mi sento straniera già in Italia.

Riva della Vistola, febbraio 2012

SUBITO DOPO UNA PARTENZA

-16°

I primi giorni sono stati molto difficili. Una delle mie coinquiline l’abbiamo lasciata a Roma, l’altra sarebbe rientrata dalla Germania un paio di giorni dopo il mio arrivo. Nel 2012 Whatsapp non era ancora entrato di prepotenza nelle nostre vite, non avevo ancora il wifi in casa, né uno smartphone adeguato ad una navigazione internet snella e immediata che avrebbe giustificato un piano tariffario internet piuttosto esiguo e costoso (come cambiano le cose in pochi anni, eh?).

Non conoscevo nessuno, non parlavo la lingua delle signore alla cassa nel negozietto sotto casa, le ore di sole erano pochissime. Ho passato i primi giorni in completa solitudine, a sistemare la mia stanza, il cui unico diversivo era la mia dose giornaliera di internet al centro commerciale poco distante. Quando non ero lì a consumare dubbi pasti che coniugavano quello che cercavo di ordinare con quello che capiva il cameriere, ero in camera mia a piangere o a ripulire i 50euro di ricarica telefonica con cui ero partita.

Ricevere la telefonata di una delle mie migliori amiche in quei giorni è stata fondamentale: avevo davvero bisogno di qualcuno con cui condividere le mie sensazioni, risate, paure.

Adattarsi non è mai stato un problema per me, ma in quel momento mi sembrava un ostacolo così grande da superare! In quei primi giorni alternavo un “ah che bello” a un “ma chi me lo ha fatto fare” con una frequenza notevole.

Sono delle sensazioni normali. No, invece hai sopravvalutato le tue capacità prima di venire qui e sottovalutato tutto il resto. Se torni indietro hai perso.

Ok, prendo il prossimo aereo per l’Italia.

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16 thoughts on “EP #2: SUBITO PRIMA E SUBITO DOPO UNA PARTENZA”

  • Ho avuto la fortuna di partecipare a tre programmi Erasmus (tutti e tre in Spagna) … ho vissuto esperienze fantastiche ed emozioni incredibili, ma ogni tanto la nostalgia di casa si sentiva!!!

  • Mi hai strappato molti sorrisi! è bello che tu condivida queste tue paure ed esperienze pre-partenza, altre persone potrebbero averne bisogno! Anch’io ho fatto periodi di studi e di lavoro all’estero e mi e in effetti l’ansia e le disavventure pre-partenza (ma anche quelle durante il soggiorno) sono esperienze che non si dimenticheranno mai

  • Ho fatto l’ Erasmus nel secolo scorso😂 ma le sensazioni furono le medesime. Vittima di una depressione bipolare, viaggiavo fra il “qui è tutto meraviglioso” e il “voglio mia mammaaaaaa”… Ma che esperienza è stata, non sarei più tornata a casa! Grazie di avermi fatto ripensare a quei momenti tragicomici!

  • Ho dieci anni più di te, eppure l’Erasmus già esisteva ai miei tempi. Mentre la tecnologia fa passi da giganti in un decennio le emozioni quelle no. Ricordo, i dubbi, le paure, le lotte interiori e poi le soddisfazioni. E penso che tra 10 anni saranno sempre quelle. L’Erasmus è un seme che, in chi è già viaggiatore dentro, fa germogliare un piccolo arbusto che non ci lascerà mai più!

  • Ho anche riso in alcuni passaggi leggendo il post …. l’ansia prima di partire per l’Erasmus è stata indescrivibile …. io l’ho fatto nel 2000, non avevo ancora un cellulare 🙂 figurati le app

  • Oh mamma, che emozione, ritrovarmi trasportata a più di 12 anni fa, quando iniziai il mio, di Erasmus.
    Tra una disavventura e l’altra, valige troppo pesanti, non capire una parola di quello che diceva il tassista che mi doveva portare al campus, c’era la meraviglia di vedere per la prima volta il muogo in cui avrei passato tanti mesi.
    E la paura, il terrore!
    Le lacrime dei primi difficili giorni, il “no, non ce la faccio”, e poi il “sì che ce la faccio, amo terribilmente questo posto!”.
    Dodici anni e mezzo dopo, quel posto lo amo ancora, tantissimo. Sto cercando di portarci il mio compagno, perchè è stato un posto così importante!

    A chiunque inizi l’erasmus, tra le inevitabili paure dell’inizio, dico “tieni duro, ne vale davvero, davvero la pena!”

  • Mi è venuto in mente un anno che davanti alle super offerte dei doposci di un noto negozio di abbigliamento sportivo, mio marito se ne esce con un “tanto qui in pianura non nevicherà mai!” e cosa te lo dico a fare che è stato l’anno con più neve mai registrato?
    Suvvia siamo viaggiatrici, siamo donne e siamo in grado di cavarcela sempre. Ci facciamo prendere dal panico ma siamo anche in grado di sconfiggerlo.

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