Ci scusiamo per il disagio.

Ci scusiamo per il disagio.

È un lunedì come un altro. Perdi tempo con Whatsapp, pur essendo in piena sessione invernale e un’amica ti chiede fino a quando ti fermi in paese.

Infatti, perché non me ne sono ancora andata? A lei rispondi “non lo so”, ma in un batter d’occhio ti ritrovi con il biglietto prenotato per il successivo giovedì. E con la stessa rapidità, Influenza decide di viaggiare con te. Il tuo ospite inopportuno, quello che ti fa visita sempre quando meno te l’aspetti. Solo l’anno passato è venuta a Natale, Capodanno e 10 aprile, che non era solo il giorno del tuo compleanno, ma anche quello in cui avevi un pesante esame di economia.

Tuo padre lavora e, per prendere il primo di tre treni che ti separano dalla tua città universitaria, devi farti 27km in autobus. La mattina stessa scopri che passa solo per una fermata lontana e tu hai il consueto valigione. Un amico ti soccorre e ti ci accompagna in macchina. La mattina stessa, scopri che sarebbe passato anche sotto casa tua.

Nel frattempo Influenza decide di chiamare Gastrite, “sai Grazia, più ne siamo e meglio stiamo” e tu sei intrappolata in un autobus. Ti contorci, qualcuno ti guarda. Odi far pena alla gente, ma sempre meglio che vomitargli addosso.

Era il 31 ottobre di qualche anno fa. Tornavi da scuola su quello stesso autobus. Eri contenta perché quella sera saresti andata ad una festa. Ma Stomaco non era d’accordo e faceva i capricci. Odiavi far pena alla gente, ma sempre meglio che vomitargli addosso. Scendi nel paese prima del tuo, così al massimo lo fai per strada. Chiami tuo padre per chiedergli di raccattarti.

E sei lì a pensare a chi potrebbe venire a raccattarti stavolta, quando, nello stesso paesino, l’autista urla che tocca cambiare vettura. In versione zombie, non sai come, ti ritrovi nell’altro autobus..e il tuo valigione altrettanto.

Lo so che in chiesa non ci vengo da un po’, ma fammela passare.

Arrivi in stazione. Hai un certo anticipo, puoi correre in bagno. Ti rallegri perché hai notato dei cartelli indicativi nuovi di zecca e sei disposta a pagare anche 5 euro. Ma l’entusiasmo, e non solo, ti si smorza vedendo che i bagni sono addirittura incatenati. Lo zombie barcolla fino al bar. Sei dalla parte dei binari e avvicinandoti alla porta senti puzza di piscio. Per la prima volta nella tua vita, è rassicurante. Ma no, signorina, non ce l’abbiamo il bagno. Ti meravigli che in quelle condizioni abbiano anche avuto il coraggio di chiamarti signorina.

 

Immagine presa da pexels.com

 

Il sottopassaggio, ovviamente, non ha l’ascensore, ma lo consideri l’ultimo sacrificio prima della liberazione. Il bagno del treno ti fa schifo. Ma hai 23 anni e sei stata addestrata fin da piccola al Toe Stand da gabinetto. Grazie, Michael J. E mamma, ovviamente.

Il treno arriva, butti tutto sul sedile. Sapete, nella carrozza tre di un intercity, la porta del bagno è automatica e si apre con un bottone. Senti prima pffff (tipo il tagadà quando si ferma) e poi, molto lentamente si apre.

Entri, mandi giù una specie di chiavistello, cali le braghe, Toe Stand, pffff.

No, non sei stata tu.

E la porta, lentamente, si aprì. Con i pantaloni in mano, ti fiondi verso la porta, ma non si chiude perché prima, lentamente, si deve aprire. Tutta. Dall’altro lato una ragazza, visibilmente imbarazzata, cerca di fare lo stesso.

Say Geronimo.

Si chiude. Toe Stand. Resti in bagno (che sembrano essere passate delle ore), alla ricerca di un buco nero che possa inghiottirti. Ma nulla. Per nasconderti ti accontenti dei tuoi occhiali da sole alla Lindsay Lohan in piena rehab. Che poi, guardandoti allo specchio, sembri un po’ tutta Lindsay Lohan in piena rehab. Prendi coraggio. Esci. E lei è lì ad implorarti perdono. Tu vorresti risponderle “credimi, se fossi riuscita ad entrare nel tubo di scarico, adesso non saremmo qui”.

E poi dicono che la tecnologia migliori la vita dell’uomo.

È solo il primo di tre treni, ma no, non può proprio andare peggio. Arrivi a Pescara Centrale e l’altoparlante spodesta le tue cuffie. “Si avvisano i gentili viaggiatori, che a causa di un guasto nella stazione di Pineto, il treno resterà fermo in questa stazione fino all’intervento dei Vigili del Fuoco. Ci scusiamo per il disagio.”

Fine comunicazione. Le cuffie rivendicano ciò che è loro dovuto e la riproduzione casuale ti beffa con Viva la Vida dei Coldplay.

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