EP #1 – Generazione Erasmus

EP #1 – Generazione Erasmus

Alzi la mano chi ha almeno un amico che non fa altro che vagabondare da una città europea all’altra perché “vado a trovare gente“. O che non te lo dice, ma ogni sera si chiude in bagno a piangere perché è in astinenza da botellon, pierogi o sole di mezzanotte. O che ha assistito con i propri occhi a fenomeni soprannaturali come la pasta con il ketchup e l’ananas sulla pizza. Intere vite stravolte da un uragano chiamato Erasmus.

Se non stai alzando la mano, quell’amico potresti essere tu.

In 31 anni di onorato servizio, questo programma universitario ha favorito lo scambio culturale, creato posti di lavoro, rilanciato intere carriere…e fatto nascere circa un milione di bambini! Un’idea rivoluzionaria di un’ Europa più unita, nata quando c’era ancora il Muro di Berlino (ben fatto Sara Corradi! – si, dobbiamo ringraziare un’italiana) che è arrivata ai giorni nostri espandendosi oltre l’ambito universitario.

Ma di questo, ne parleremo un’altra volta.

Ognuno di noi vive l’Erasmus diversamente dai propri compagni di avventura. E quando si ha la fortuna di viverne più di uno, per la stessa persona ogni Erasmus è diverso dal precedente. Si dice che una volta che hai disfatto la valigia nella tua stanzetta oltreconfine, sei già pronto a rifarla e ripartire per scoprire posti nuovi. Che l’Erasmus ti crei un nuovo bisogno primario, che è quello di viaggiare.

Quello che penso io è che questo può essere vero per qualcuno. Mentre altri invece tornano a casa, sì con un arricchimento personale, ma ancora più innamorati della propria terra e con la voglia di riprendere la propria quotidianità. Altri ancora il viaggio ce l’avevano nel sangue molto prima di firmare il Learning Agreement. Non è che l’Erasmus ti fa venire all’improvviso voglia di viaggiare, ti insegna semplicemente, che è possibile farlo. Anche se sei da solo, anche se hai un budget limitato, anche se prima certe mete non le avresti manco prese in considerazione.

La prima volta che sono partita avevo 20 anni. Alle spalle diverse esperienze dentro e fuori l’Italia che a poco sono servite per prepararmi ad affrontare la prima grande avventura della mia vita. Un’avventura che non ti fa vedere solo il mondo con occhi diversi, ma anche te stesso.

Questo è ciò che appuntavo sul mio diario durante i primi giorni del mio primo Erasmus.

Il giorno prima di una partenza è sempre qualcosa di straordinariamente astratto. Sei in una dimensione non tua, a metà strada tra quello che lasci e quello che stai per trovare. Il nuovo, che, chissà perché, viene immaginato sempre come una cosa positiva. Ci si aspetta sempre tanto da ciò che deve venire. Perché? Forse quello che è già arrivato non ci piace?

Prima volta in aereo, prima volta completamente sola in una città che non conosco, in un Paese che non conosco, faccia a faccia con una lingua che non conosco. In aereo i sedili sono più stretti di quanto immaginassi. Costrizione. Forse ti preparano ad adattarti.

Atterri, sono le 16 circa, ma è spaventosamente buio.

Avevo paura, una paura come se fosse di rito. Come se avessi dovuto sentirmi in colpa se non l’avessi provata.

Varsavia è stata rasa al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, e rifatta da capo. Sintetizzare 5 mesi in poche parole è davvero difficile, ma forse potrebbe bastare dire che anche una parte di me è stata distrutta… e rifatta da capo. Varsavia sarebbe stata diversa senza la sua storia, e io sarei stata diversa senza di lei.

Sono passati più di sei anni da quando qualcuno mi aspettava all’uscita dal terminal dell’aeroporto con il mio nome su un cartellino.

A volte la vita è un film, ma te ne accorgi solo dopo.

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4 thoughts on “EP #1 – Generazione Erasmus”

  • Non ho fatto l’Erasmus ma un anno di Servizio Volontario Europeo in Germania e capisco benissimo le sensazioni che hai provato tu: quell’anno ha cambiato la mia vita è mi ha fatto diventare un anno persona diversa. Vivere all’estero è una grande sfida è un’esperienza indimenticabile.

  • Non ho fatto l’esperienza dell’Erasmus, ma posso dirti con certezza che queste occasioni tirano solo fuori la tua voglia di viaggiare, come quando ti offrono un lavoro all’estero e ti chiedono cosa ne pensa la tua famiglia e tu pensi “f**k the family, I have to go” e due giorni dopo sei già di partenza! 😉

    • Si esatto! Io ho parlato dell’Erasmus perché è la realtà che ho vissuto io, ma ogni esperienza può far emergere nuovi lati di sé! Ci sono però purtroppo ancora molte persone che si pongono dei limiti inutili, per questo credo che quelli come noi siano molto forunati ad avere uno spirito diverso 🙂 Grazie mille per essere passata di qui, mi ha fatto molto piacere!

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